giovedì 6 novembre 2014

Funzione della cistifellea : piccoli disturbi e dieta


La cistifellea, detta anche colecisti, è un piccolo organo (lungo circa 7-10 cm e dalla capacità di circa 50 ml) dalla forma simile a una pera rovesciata; situata sotto il fegato, nella zona superiore destra dell’addome, ha una funzione digestiva e, sfruttando la bile prodotta dal fegato, aiuta l’intestino a digerire i grassi.

Non è un organo vitale, anche se venisse asportato, un “nuovo” percorso consentirebbe comunque alla bile di raggiungere l’intestino compiendo il suo dovere.

La bile è prodotta dalle cellule del fegato (epatociti) con lo scopo di emulsionare i trigliceridi e assorbirli a livello del duodeno, è liquida e piuttosto densa, vischiosa, ha un colore giallo-verde ed è composta da acqua, lecitina, colesterolo, taurina, acidi e pigmenti (bilirubina) biliari.

Tra le sue funzioni vi sono la riduzione dell'eccessiva acidità nello stomaco, l’assorbimento delle vitamine A, D, E e K in cui proliferano i grassi, l’eliminazione della bilirubina prodotta dalla degradazione dell’emoglobina dei globuli rossi e, grazie all’apporto dei sali biliari, funge da battericida degli eventuali microbi nocivi introdotti inavvertitamente con il cibo.




Quando la bile contiene troppo colesterolo, sali biliari o bilirubina, può giungere alla cristallizzazione, formando i calcoli biliari, principale disturbo della cistifellea.

L’80% dei calcoli biliari sono originati dal colesterolo addensato e hanno un colore giallo-verde mentre, la restante parte, è definita calcoli pigmentati; questi derivano dalla bilirubina, hanno un colore più scuro e possono variare da semplici granelli di sabbia, ad ammassi della grandezza di palline da golf.

I calcoli possono ostruire i dotti biliari, dei tubicini in cui scorre la bile, portare infezione alla cistifellea e, in alcuni casi, anche a fegato e pancreas; i sintomi della loro presenza sono vomito, colore degli occhi e della pelle tendente al giallognolo, febbre, mal di schiena, spasmo addominale e dolori che, molte volte vengono confusi con quelli di un infarto.

Finché si mantengono silenziosi e sotto guardia, i calcoli non danno alcun fastidio, molti soggetti non sono neppure a conoscenza della loro presenza, quando invece i sintomi sono come quelli descritti, non ci sono alternative, bisogna intervenire chirurgicamente; un’ecografia del fegato e delle vie biliari stabilirà esattamente la loro presenza.

La tecnica usata con più frequenza per l’asportazione è la laparoscopia; la tecnica consiste nel praticare un piccolo foro poco sotto l’ombelico dove verrà introdotta una piccola telecamera poi, mediante tre piccoli fori sull’addome si introdurranno gli attrezzi (pinze, forbici, coagulatore...) necessari all’asportazione dei calcoli.

Non sempre però la laparoscopia ha successo, in questo caso, ulteriori esami più approfonditi (come ad esempio la gastroscopia), condurranno i medici alla drastica soluzione della tecnica più “vecchia”, con un netto taglio trasversale; in alcuni casi si può giungere fino alla colecistectomia, ovvero l’intera asportazione della cistifellea.

I calcoli biliari possono interessare anche diabetici, obesi o soggetti in sovrappeso, chi ha perso peso troppo rapidamente, gestanti, e persone con precedenti famigliari.

Nonostante gli innumerevoli studi non si è ancora giunti alla scoperta delle cause scatenanti, l’unica forma di prevenzione è mantenere un’alimentazione equilibrata, con particolare riguardo per frutta e verdura, cibi ricchi di fibre; da aggiungere il bere molto (circa 1,5 litri d’acqua) e mantenere un’adeguata mobilità, basta una passeggiata al giorno.




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